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«Donne, vita, libertà»:  sono le tre «icone» di un movimento diffuso in tutto il mondo dopo la morte di Masha Amini, «rea» di non aver rispettato il codice di abbigliamento della repubblica islamica in Iran.

«Quello che è capitato a Masha è solo la punta dell’iceberg di quello che subiscono le donne, ma anche gli uomini iraniani – ha raccontato Almas (nome di fantasia) lo scorso giovedi pomeriggio al Centro I Cappuccini, nell’incontro pubblico organizzato dalla Cisl. Quando vivevo nel mio paese di origine, fuori casa non potevo essere me stessa. Ad esempio non potevo baciare il mio fidanzato in pubblico: la polizia ci avrebbe portato via e forse ci avrebbe pure frustrato. Non avrei potuto scegliere gli studi o il lavoro per i quali mi sentivo più portata. E nemmeno prendere il passaporto se mio padre non fosse stato d’accordo. A scegliere su tutto deve essere prima il padre, poi il marito o il parente maschio più vicino. La donna mai».

Scioccanti le immagini fatte vedere da Atefeh  (altro nome di fantasia), che raccontano di violenze compiute in nome di un mal interpretato Islam nelle strade, nei luoghi pubblici, nella vita di tutti i giorni.

Il reato di violenza sulle donne è in continua crescita – ha esordito Silvia Cosci, responsabile del coordinamento di genere della Cisl di Pisa. Eppure ancor oggi poco viene fatto. Serve, soprattutto, un cambiamento culturale.

«Dobbiamo lavorare in tutte le direzioni per fare rete. Attraverso i centri antiviolenza, le associazioni, gli enti pubblici, le forze dell’ordine, le scuole, i sanitari». Anche il sindacato può «e deve fare la sua parte. Le nostre Rsu, Rsa e Rls sono presenti in tutte le aziende, sono vicine alle lavoratrici: formiamo e informiamo i nostri rappresentanti, affinché - in caso di violenza -  sappiano indirizzare e accompagnare le loro colleghe ». Silvia Cosci ha ricordato la contrattazione di genere portata avanti dai sindacati confederali negli enti locali: «Andiamo in ogni comune che ci chiama – ha osservato Silvia Cosci. È un lavoro lungo, ma estremamente importante e proficuo».

Ma è «altrettanto importante fare formazione nelle scuole» ha proseguito la responsabile del coordinamento di genere della Cisl di Pisa.

«Le donne vittime di violenza spesso sono in trappola, perché magari si vorrebbero allontanare dal proprio aggressore (il marito o il compagno, il padre o il fratello) ma non possono farlo, perché, ad esempio, non hanno un lavoro o sono poco retribuite e non saprebbero dove andare».

All'incontro hanno partecipato anche la segretaria regionale della Cisl Francesca Ricci, la responsabile regionale del coordinamento regionale di genere della Cisl Toscana Rossella Tavolaro. Ha concluso l'incontro la segretaria territoriale della Ust Pisa Giorgia Bumma

Hanno dato ritmo e un pizzico di leggerezza alla giornata la vocalist Martina Di Biase accompagnata alla chitarra da Pietro Pellegrini.

Il giorno successivo – Giornata internazionale contro la violenza sulle donne – le donne della Cisl si sono date appuntamento nel pomeriggio in Piazza XX Settembre per il flash mob dal titolo «Spezziamo le catene della violenza», presenti, anche in questo caso, alcune donne iraniane che ora vivono a Pisa. Le sindacaliste hanno fatto un cerchio e, indossando magliette bianche con la parola d’ordine delle «resilienti» iraniane («donna, vita, libertà») hanno tenuto in mano una catena rossa. Poi, con la colonna sonora di «break the chain» hanno spezzato la catena rossa in segno di liberazione dalla violenza sulle donne.