Venerdì, 18 Maggio, 2018

Antonio era un ragazzo di 27 anni. Umile, timido, riservato. Sapeva farsi voler bene da tutti. Dopo diversi lavori, era riuscito a trovarne uno che gli avrebbe garantito la possibilità di fare progetti. Lo scorso lunedì 26 febbraio Antonio uscì di casa per andare a lavoro. Intorno alle ore 20 i suoi progetti e i suoi sogni in un attimo sono stati cancellati: strappato alla vita. Troppo presto. 

Non è accettabile morire così: da lavoro si torna!. 

Continua, nel sindacato Cisl, la riflessione sul tema della sicurezza del lavoro. «Nei primi tre mesi del 2018 – ha osservato Tommaso Petacchi, vicedirettore del patronato Inas, in una intervista televisiva a 50 Canale – sono già state oltre duecento le morti bianche nel nostro Paese. Il Veneto è la Regione in cui ci sono stati più decessi sul lavoro (20), la Toscana è al quarto posto in questa triste classifica, con dieci decessi. Gli incidenti più numerosi si hanno in agricoltura (si verificano, principalmente, nella difficile gestione di macchine ed attrezzi agricoli), in edilizia (per cadute da tetti ed impalcature) ma anche tra facchini e autotrasportatori. Sempre più numerosi i casi di infortuni in itinere cioè di eventi infortunistici causati nel tragitto tra il luogo di lavoro e la propria abitazione».

Gli incidenti coinvolgono più i giovani o più i dipendenti già navigati? «Nel 2017,  1 lavoratore su 3  vittima di incidente mortale  sul lavoro aveva più di 55 anni  gli infortuni sul lavoro  nella fascia di età tra i 55 ed i 70 anni sono aumentati del 5%: questo perché si sta allungando il periodo di permanenza a lavoro, spostando progressivamente in avanti  la data di pensione. Epperò i livelli di attenzione, agilità e mobilità non restano invariati nel tempo». 

Capitolo giovani: per Tommaso Petacchi «non si fa abbastanza per la loro tutela sul posto di lavoro. Infatti, complici i lavori precari e a breve termine, spesso questa categoria di lavoratori sfugge a occasioni di formazione sulla propria sicurezza. Così, nel primo mese di lavoro, i giovani hanno il 50%  in più di possibilità di incappare in un incidente sul lavoro rispetto ai colleghi più esperti».

Purtroppo – osserva il vicedirettore provinciale del patronato Cisl – non tutti i casi di infortuni sul lavoro sono denunciati. «Succede che un lavoratore, per paura di ritorsioni dall’ azienda nei suoi confronti, decida di non denunciare l’ infortunio sul lavoro. Questo accade molto più spesso quando il dipendente è precario, ha un contratto a tempo determinato e, per paura di non vedersi rinnovare il contratto, decide di omettere la denuncia di infortunio. Ancora più grave è il caso in cui l’azienda, in accordo con il lavoratore, omette di denunciare l’ infortunio per non incorrere nell’ aumento del premio assicurativo da versare all’ Inail».

 

In allegato il comunicato stampa unitario

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