Giovedì, 8 Marzo, 2012

Al consiglio generale della Cisl il segretario nazionale Maurizio Petriccioli, l'economista Alberto Berrini e l'Arcivescovo Giovanni Paolo Benotto.

Ha citato la «Caritas in Veritate» di Benedetto XVI per concludere che è bene che  l'economia sia governata dalla politica: se all'una spetta produrre ricchezza, all'altra spetta distribuirla secondo equità.

E per asserire che economia e finanza non sono, di per sé, strumenti buoni o cattivi: sta all'uomo decidere se orientarli al bene comune o al suo esclusivo interesse.
L'Arcivescovo Giovanni Paolo Benotto è salito in cattedra ad un consiglio generale della Cisl per parlare di etica ed economia. Non era mai accaduto - ricordano al sindacato di via Corridoni  - in sessantun anni di vita del sindacato. 

 

Ad ascoltarlo, inchiodati alla sedia, pensionati e neoassunti, metalmeccanici e bancari, postini, operatori di call center e aeroportuali, chimici e elettricisti, vigili del fuoco e agenti di polizia penitenziaria: uno spaccato del sindacato, che in provincia di Pisa conta circa 26mila iscritti, avvicinatisi per motivi diversi alle sue sedici federazioni, alle sue quattro associazioni (Adiconsum, Anolf, Anteas, sindacato inquilini Sicet), ai suoi servizi (Caf, patronato Inas, Cisl formazione, ufficio vertenze).
Il consiglio generale si era dato appuntamento, lo scorso martedì,  all'hotel Continental a Tirrenia, per partecipare al seminario formativo su «più giustizia sociale per uscire dalla crisi».

Ricco il menù degli esperti chiamati a confronto: l'economista Alberto Berrini, suo il libro «Una tempesta senza fine» (2011, edizioni lavoro), il segretario nazionale confederale - in pratica il numero due della Cisl nazionale - Maurizio Petriccioli. E, appunto, monsignor Giovanni Paolo Benotto, arcivescovo di Pisa.

«Il governo Monti - ha osservato il segretario provinciale della Cisl Gianluca Federici - sarà forse ricordato per aver riconsegnato all'Italia credibilità internazionale, per averci restituito uno spread quasi sostenibile. Eppure noi difficilmente riusciremo a cancellare dalla nostra mente la frustrazione, la preoccupazione, il senso di impotenza di migliaia di nostri pensionati che nei prossimi anni perderanno il loro potere d'acquisto insieme alla indicizzazione delle loro pensioni La delusione di molti dipendenti che, ormai logori, e che invece dovranno lavorare ancora a lungo per arrivare alla pensione: nelle catene di montaggio delle fabbriche o anche nelle scuole. O il disagio di giovani, anche di fior di laureati, che restano al palo, oggi più a lungo di ieri, in attesa che i genitori lascino loro il posto».

 

Difficilmente potremo dimenticare i volti inquieti dei dipendenti delle grandi catene commerciali e di molti altri negozi ormai aperti con orario continuato, che vedono ridursi il tempo da dedicare a loro stessi, alla famiglia, alla comunità. Ormai anche la domenica, forse l'unico giorno riservato a molti per stare con i loro figli.

 

E per il futuro? La paura di perdere quel sostegno al reddito garantita dall'Inps in caso di crisi aziendale. Quegli ammortizzatori che hanno evitato  a migliaia di famiglie, anche nel nostro territorio, di cadere al di sotto della soglia di povertà.

Perché la crisi aziendale, oggi, c'è. Le banche hanno ricevuto dalla Bce denaro fresco, in molti casi investito nel debito sovrano del nostro Stato: forse questo ha contribuito a rasserenare i mercati. Ma gli istituti di credito continuano a non prestare denaro contante alle imprese, tanto che titolari di piccole/medie aziende artigiane, incapaci di far fronte ai loro debiti, sono costretti a ricorrere agli strozzini.

Un fenomeno preoccupante che ha coinvolto solo nella nostra provincia 1.400 imprese».
Poi l'intervento di Monsignor Giovanni Paolo Benotto. «Molte e diverse - ha detto il nostro arcivescovo - sono le antropologie di riferimento». Un esempio viene dall'uso delle parole «individuo» e «persona». Non sono la stessa cosa: uno identifica l'essere umano in se stesso, l'altro l'uomo in relazione al mondo.

 

Una differenza non da poco, che «condiziona la comprensione di tutto il resto»: se l'uomo è visto nella sua prospettiva individualistica, non potrò non essere attratto dalla ricerca della sua realizzazione a tutti i costi, senza preoccuparci del bene altrui. Se invece  guardo all'essere umano come persona e cioè alle sue relazioni interpersonali e sociali, dovrò agire in modo che egli si realizzi insieme agli altri».

Un cenno al valore della gratuità e del dono «come espressione della fraternità» che - ha asserito l'arcivescovo citando Benedetto XVI - «possono e devono trovare posto entro la normale attività economica»

Ed uno al valore della legalità, che dovrebbe ispirare tutto il ciclo economico: cioè il reperimento delle risorse, i finanziamenti, la produzione, il consumo.

Giusti, e dunque dotati di una coscienza morale formata e matura, dovrebbero essere tutti gli attori di quel ciclo («se cade il senso morale, non potrà mai sussistere neppure un vero senso di legalità»).

Infine, un appello al sindacato: non abbandoni la rivendicazione dei diritti, ma sappia condividere i doveri, «primo tra tutti il dovere di non chiudersi e di non arroccarsi mai sui propri "diritti acquisiti" che non di rado coincidono con veri e propri "privilegi"».

Lucida l'analisi dell'economista Alberto Berrini, che ha parlato dell'origine della crisi: di bolla immobiliare, ingegneria finanziaria, debito sovrano, credit cruch. Del fallimento del capitalismo, della lotta alla evasione e alla corruzione. E di quale ruolo può esercitare lo Stato per un'economia sostenibile al servizio dell'uomo. Il suo giudizio sul governo Monti: ha salvato l'Italia dal default, ma non ha rimosso le cause all'origine della crisi. Ad esempio il rapporto tra debito/pil è ancora pesante».

In questo nuovo scenario come si dovrebbe comportare il sindacato? Secondo l'economista «la competizione è fuori dall'impresa e sta nel mercato globalizzato. Imprenditori e lavoratori assunti, responsabilmente, oggi più di ieri, devono remare nella stessa direzione per garantirsi un futuro».

Il segretario confederale Maurizio Petriccioli, ha ripreso gli spunti offerti dall'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto per dare una lettura di come il Governo sta affrontando la crisi: «abbiamo sostituito i numeri alle persone. Ma dietro i libri contabili resta la storia di milioni di lavoratori, di pensionati e di inoccupati».

Quanto alla trattativa avviata con il governo per la riforma del mercato essa appare molto faticosa.

Riferendosi alla proposta di modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori: «per noi non esistono numeri magici; ma non è vero che abolendo l'articolo 18 le aziende torneranno ad assumere».
Incertezza invece, sul futuro di cassa integrazione e mobilità: eppure gli ammortizzatori sociali risultano, in questo momento, «vitali». Senza di essi centinaia di migliaia di famiglie cadrebbero sotto la soglia di povertà.

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