Martedì, 21 Luglio, 2020

La storia personale del segretario Dario Campera insegna come l’accesso ai servizi Ssn non sia a misura degli importati digitali tantomeno delle persone anziane

È uno degli effetti collaterali della pandemia. O, per la precisione, delle misure di prevenzione alla diffusione del Covid-19 che ciascun esercizio o ufficio pubblico è chiamato ad adottare. Il nobile intento di evitare assembramenti ha finito con il rendere l’accesso agli esami sanitari una delle dieci fatiche di Asterix.
Lo racconta questa mattina il segretario generale della Cisl  Dario Campera alla giornalista de La Nazione Antonia Casini. Partendo da un’esperienza personale, che riproponiamo anche nel nostro portale. <Mio padre, un pensionato di 87 anni - ricostruisce il leader della Cisl di Pisa -  necessita di controlli semestrali perché affetto da forma leucemica>. Controlli saltati nei mesi di marzo, aprile e maggio. <Nel mese di giugno il medico di base ha sollecitato mio padre – che durante il lockdown non si era sentito bene – a riprendere gli appuntamenti per i controlli semestrali e a fare le analisi del sangue>. E qui il primo inghippo. Il pensionato legge sui quotidiani che dalla settimana del 22 giugno, era possibile recarsi presso i distretti sanitari per sottoporsi ai prelievi del sangue, senza appuntamento telefonico. Ma una volta giunto, gli viene chiesta la mail di conferma: <Mio padre cade dalle nuvole. Fortunatamente l’addetto si mostra comprensivo, consente a mio padre di sottoporsi ai prelievi, ma gli raccomanda di avere, per le successive analisi, la mail richiesta>. Della questione il nostro parla con il figlio. Dario si fa carico di provvedere alla nuova richiesta della visita di controllo semestrale, sia alle altre visite complementari al controllo tra cui un nuovo prelievo del sangue. <Chiamo il numero della clinica che trovo occupato o libero (ma senza che nessuno risponda). Passano due o tre ore per riuscire a parlare con qualcuno>. Una volta trovato l’interlocutore, viene fissato il primo appuntamento che non sarà fatto in presenza ma… per telefono. <La cosa, per il vero, mi sorprende un po’. Mi organizzo comunque per essere presente alla telefonata>. Dopo la prima prova, portata con fatica a termine, Dario Campera chiama per prenotare una nuova visita e chiede all’addetto quale iter seguire per un nuovo prelievo del sangue: <Mi viene indicato di prenotare tramite Internet, collegandomi con il sito dell’Azienda ospedaliera. Una volta collegato al sito, cerco la pagina o l’eventuale link per la prenotazione. Senza successo. Allora chiamo l’ufficio relazioni con il pubblico. L’addetto mi risponde che sulla pagina home del sito posso tranquillamente trovare il collegamento, ma si deve smentire nel momento in cui, più volte sollecitato, va a vedere sulla pagina e constata che di link non c’è alcuna traccia. Si giustifica dicendo che il sito è in fase di aggiornamento (il che può corrispondere a verità) e mi indica il percorso da seguire, fino ad arrivare alla pagina “laboratorio di analisi chimico-cliniche” dove ci sarebbe stato il link>. Il nostro scoprirà poi da solo che al paragrafo <centro prelievi> esiste una riga in cui si trova un indirizzo internet: l’addetto gli consiglierà di copiare quell’indirizzo ed incollarlo per andare alla pagina dedicata. <Così,finalmente riesco a prendere l’appuntamento per il prelievo ed a stamparlo>.
La domanda sorge spontanea: <come può un pensionato di 87 anni, con scarse nozioni informatiche, come il 90% degli ottantenni, riuscire nell’impresa?>.
Una storia, questa, che spiega per quale motivo tante persone finiscono con il rivolgersi ad ambulatori privati, dove è tutto più semplice ed immediato, con costi, oltretutto, simili alla struttura pubblica.
L’affondo: <Non vorrei dover pensare che la difficoltà di accesso ai servizi sia studiata proprio per favorire il privato>. E chi non può permettersi il privato?. <La persona deve essere supportata, soprattutto le persone anziane, che sono le più fragili. Mentre la nostra sanità sta andando nella direzione opposta. La stessa sanità dove la nostra regione investe l’80% delle sue risorse>

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