Giovedì, 14 Marzo, 2019

 

A PISA E PROVINCIA MURATORI RIDOTTI A POCO PIU' DI 2500

Anche una delegazione di muratori della provincia di Pisa venerdì 15 marzo in piazza del Popolo a Roma per lo sciopero nazionale organizzato dai sindacati degli edili di Cgil, Cisl ed Uil. L'edilizia sta vivendo una crisi epocale. In Italia, secondo uno studio della Filca Cisl, l'edilizia - che dieci anni fa incideva per l'11,5% nel Pil - oggi vale l'8%. Dal 2008 ad oggi gli investimenti nelle nuove costruzioni residenziali si sono ridotti di 36 miliardi, quelli nelle costruzioni non residenziali si sono ridotti di 15 miliardi mentre gli investimenti nelle opere pubbliche si sono contratti di 26 miliardi di euro. Lo sblocco dei cantieri - circa 600 - secondo una stima del sindacato, consentirebbe 350mila assunzioni, di cui 15mila nella sola Toscana.

<Nella nostra regione - commenta la segretaria regionale di Filca Cisl Simona Riccio -  dal 2008 ad oggi -  sono andati in fumo circa 30.000 posti di lavoro, il 50% della forza lavoro; i lavoratori a partita Iva sono ormai il 49% degli occupati, dal 2009 al 2017 i permessi a costruire sono diminuiti per gli edifici residenziali del 48,7% e i bandi di gara sono passati nell’ultimo decennio da 1589 nel 2008 a 785 nel 2017>.

<Anche a Pisa - commenta Emilio Soldatini - i muratori iscritti alla cassa edile, che nel 2008 erano 4.100, oggi sono appena 1540. Anche il numero delle imprese di costruzione nel nostro territorio si è cotratto: in provincia di Pisa, nel 2008, le imprese edili registrate alla Cassa edile erano 1050, oggi sono circa 730. Molte aziende del territorio hanno chiuso i battenti>. Il pensiero del sindacalista va ad aziende significative, come Rota Costruzioni, Bulgarella Costruzioni, l'impresa Barale, Vacis prefabbricati, Donati laterizi. <Molte altre sono ancora in grande difficoltà, anche e soprattutto nel settore dell'arredamento del legno>.

Molti sono i  progetti cantierabili ancora bloccati a causa di ritardi dei finanziamenti statali, per un valore, nella sola Toscana, che sfiora i circa 4 miliardi. E molti i progetti infrastrutturali pronti ad essere realizzati ma bloccati in attesa delle risorse statali o di ulteriori fantomatici project review.

La Filca  lo dice ormai da tempo: fare le infrastrutture costa, ma non farle costa di più, perché significa far arretrare il Paese e mettere a rischio la sicurezza dei cittadini.

Allo sciopero di venerdì parteciperanno i lavoratori di tutto il settore delle costruzioni (edilizia, cemento, legno, laterizi, lapidei).

 

 

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