Martedì, 26 Luglio, 2011

Ma noi non abbiamo nemmeno un euro per pagare il carburante!

Il Capo dipartimento dei vigili del fuoco, il prefetto Francesco Paolo Tronca, era a Pisa per sottoscrivere un accordo con il Dipartimento di chirurgia d’urgenza dell’ospedale santa Chiara di Pisa. Insieme, vigili del fuoco, medici ed infermieri, lavoreranno gomito a gomito in missioni internazionali.

Mentre alcuni colleghi lavoreranno all’estero in situazione di emergenza, però -  denunciano i sindacalisti di Cisl FNS di Pisa -  i vigili del fuoco di tutta Italia faticano – e non poco – a gestire persino l’ordinario servizio nelle città.

Perché sono pochi: solo nel comando provinciale di Pisa, secondo una stima del sindacato, sarebbero necessari altri 32 pompieri. La carenza di organico si riflette inevitabilmente anche sul servizio: infatti, in questa estate, sul litorale, il comando non potrà inviare nemmeno una squadra stanziale come già aveva fatto negli anni scorsi.

Stime che non coincidono con quelle del Capo dipartimento Tronca, per il quale nel comando provinciale di Pisa presterebbero servizio ben 13 vigili del fuoco oltre il necessario.

I Vigili del fuoco sono senza un euro: «i tagli operati dal Governo hanno ridotto i già magri bilanci del corpo, lasciando i comandi nell’imbarazzo di non sapere come riuscire a pagare i fornitori addetti alla manutenzione dei mezzi di soccorso, ma soprattutto senza risorse necessarie all’acquisto del carburante» denuncia il segretario regionale aggiunto della Cisl FNS, il pisano Fabio Bargagna.

Nel cahier de doléances anche la mancanza di certezze nei passaggi di qualifica. Infine il contratto di lavoro: nonostante sia stato firmato con quasi due anni di ritardo (e già allora il suo rinnovo era scaduto) non è stato ancora applicato. Risultato: i Vigili del Fuoco aspettano da 6 mesi di percepire l’aumento in busta paga, e da più di un anno gli straordinari spettanti per gli interventi in Abruzzo e nelle zone alluvionate dal Serchio del Natale 2009.

«La Cisl FNS di Pisa valuterà la possibilità di costituirsi a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso le vie legali. Non escludiamo la possibilità di chiedere il pignoramento e la messa all’asta dei beni del Ministero dell’Interno per consentire il rientro delle somme dovute» annuncia Andrea Nardi, della segreteria del sindacato.

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