Venerdì, 6 Maggio, 2022

La foto scattata da Gerardo Teta - e che fissa monsignor Giovanni Paolo Benotto mentre prende appunti sul suo diario degli interventi dei sindacalisti - racconta più di mille parole il desiderio dell'arcivescovo di Pisa di mettersi in ascolto della società civile: per capire cosa chiedono i lavoratori (e i loro portavoce) alla Chiesa pisana e se e come sia possibile costruire qualcosa insieme, nella prospettiva del bene comune.
All’incontro, promosso dall’ufficio diocesano della pastorale sociale e del lavoro, diretto da Stefano Biondi (un passato da segretario regionale dei bancari della Cisl) ed ospitato nell’auditorium «Giuseppe Toniolo» dell’Opera della Primaziale, hanno partecipato una cinquantina di sindacalisti: il nuovo segretario generale della Cgil di Pisa Alessandro Gasparri, il segretario generale confederale della Cisl di Pisa Dario Campera, il coordinatore territoriale della Uil di Pisa Angelo Colombo e segretari di diverse federazioni. Ciascuno, dal suo osservatorio - e in molti casi prendendo spunto dalla propria esperienza professionale - ha offerto una sua lettura su temi che rendono insonni le notti di molti sindacalisti: il mercato del lavoro, le sue politiche attive (non sempre efficaci) e quelle passive (che non sempre arrivano con puntualità), la disoccupazione, la precarietà, la dignità del lavoro, la sicurezza dei luoghi di lavoro, il <benessere lavorativo>, il gap gender salariale, la difficoltà a conciliare i tempi della vita con i tempi della famiglia, la perdita del potere di acquisto, i danni - economici e sociali - procurati dalla pandemia e dalle restrizioni e, più di recente, dallo scoppio della guerra. E ancora, la corsa pazza dei prezzi della benzina, la <disertificazione> degli sportelli bancari, il dramma di almeno duecento famiglie pisane che, nel 2022, da un giorno all'altro, si troveranno fuori casa, in molti casi perché non hanno sufficienti disponibilità economiche per pagare l'affitto. E poi la rabbia dei dipendenti aeroportuali, che dopo mesi di cassa integrazione, vedono la Società aeroporto toscano (peraltro aiutata da 10milioni di contributi regionali nel periodo di crisi) distribuire ai soci <utili> per 7 milioni. 

Ascolta tutti l'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto. Poi, nel suo intervento finale,  ha ringraziato i sindacalisti per i contributi e per il servizio svolto: <Mi ha fatto piacere ascoltare negli interventi la difficoltà e, al tempo stesso, la consapevolezza di quanto sia necessario per un sindacalista entrare nei luoghi di lavoro, per condividere con i dipendenti gioie, preoccupazioni, speranze>. Perché è solo entrando in relazione e condividendo un pezzo di strada che si riesce a fare un buon servizio. E quando i problemi appaiono più grandi di noi e, talvolta, insormontabili, mai scoraggiarsi, né nascondere la verità: sarà comunque apprezzata la vostra capacità di condividere, di mettersi al fianco del lavoratore. 

L'Arcivescovo ha ricordato come lui stesso, in occasione della visita pastorale alla diocesi di alcuni anni fa, abbia visitato molte aziende, incontrando imprenditori e dipendenti. Raccontando di aver trovato aziende dove si respirava un buon clima, perché c'era un buon rapporto tra dirigenti e dipendenti e tra colleghi, ed altre dove, probabilmente <io non sarei mai andato a lavorare>. <Ho toccato con mano, cioè, che pur a parità di stipendio, ci sono lavoratori di serie A, di serie B, ma anche di serie Z>.  Gli ambienti di lavoro, del resto, sono lo specchio del contesto culturale in cui naviga (a vista) la società. Dove i termini individuo (inteso come l'uomo o la donna soli, come abitanti singoli di un deserto), individualismo e diritti individuali hanno sostituito a poco a poco altri termini, come persona (intesa come individuo in relazione con gli altri) personalismo e bene collettivo. E tutto questo si riflette, ad esempio, anche nella responsabilità dei singoli impegnati nella attività lavorativa. Di qui l'importanza di investire nella formazione, di educare al lavoro e al valore del lavoro. Un'attenzione che i sindacati - ha osservato monsignor Giovanni Paolo Benotto - non dovrebbero mai perdere di vista.  Qualche aneddoto: <In una occasione mi sono trovato in un'azienda tra una ottantina di operai. Era un periodo di recessione. Ho chiesto loro: qual è la preoccupazione che più vi fa star male? Mi aspettavo che tutti mi parlassero della difficoltà ad arrivare a fine mese. Ed invece quegli operai hanno toccato mille altre questioni esistenziali: la loro famiglia in famiglia, il loro ruolo di genitori, la fede... il problema economico è apparso come l'ultimo tra tanti. Abbiamo parlato a lungo, un'ora e venti minuti. Ma il dirigente mi ha detto: 'per me questo non è tempo perso, è tempo guadagnato'. Infine una richiesta: <Scrivetemi. Voglio capire cosa può fare la Chiesa per voi e per i lavoratori che rappresentate>. 

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