Martedì, 3 Luglio, 2012

L'esperto Roberto Chelucci: troppe malattie di origini professionali sfuggono all'Inail. La stima del patronato Inas: nel 2009 61 ex lavoratori sono morti per un tumore di origine professionale. Ma Inail ne ha indennizzati appena 9.

Lavorava da appena cinque giorni Gianfranco Mei, 37 anni, originario di Calcinaia, l'operatore ecologico travolto lo scorso lunedì 2 luglio da una Fiat Punto a Santa Maria a Monte.

Identica sorte per Tharmi Elmahomoudi, marocchino, 47 anni, sposato e padre di due figli. Poco prima dell'imbrunire, lo scorso sabato 9 giugno, indugiava in campo aperto in località Spicchiola, nel comune di Volterra.  Alla guida di una rotopressa, raccoglieva il fieno e lo comprimeva in balle. Straziato dagli ingranaggi del mezzo che gli era stato affidato.

Da gennaio ad oggi, in provincia di Pisa, sono morte quattro persone sul luogo di lavoro. Centinaia i feriti.

Ma le statistiche ufficiali non tengono conto di tante altre morti bianche. Della storia di molti operai la cui vita è spezzata da una malattia di origine professionale e non sempre indennizzata da Inail. Ne ha parlato Roberto Chelucci, esperto del patronato Inas, in occasione del convegno sulla salubrità dei luoghi di lavoro promosso dalla Cisl di Pisa al polo tecnologico di Navacchio. Con lui hanno portato la loro testimonianza Alfonso Cristaudo e Giovanni Guglielmi, medici del lavoro, il legale Paolo Bartalena, il presidente dell'amministrazione provinciale Andrea Pieroni, il vicepresidente di Inas nazionale Sante Marzotto, il responsabile del dipartimento ambiente della Cisl Giuseppe D'Ercole ed il segretario confederale della Cisl Maurizio Petriccioli. Ad ascoltarli, poco meno di duecento sindacalisti Cisl. Hanno aperto i lavori il segretario provinciale della Cisl di Pisa Gianluca Federici e il segretario della Ust di Pisa Gabriello Cima.

«I rapporti annuali dell'Inail – commenta Roberto Chelucci – parlano di infortuni e di morti sul lavoro in calo. Insomma, di una situazione grave ma sotto controllo. Purtroppo così non è».

Perché? «Le statistiche sulle morti bianche non tengono conto degli operai, degli agricoltori e degli artigiani che muoiono sul letto di casa o in ospedale, stroncati da una malattia di origine professionale. Mi riferisco a quanti vengono a contatto con agenti cancerogeni, per periodi più o meno lunghi nel loro luogo di lavoro. Gli studi parlano chiaro. Lo studio europeo Carex (Carcinogen Exposure), in particolare, ha valutato che su 21 milioni ed 800mila cittadini occupati in Italia, 4 milioni e 200mila sono esposti ad agenti cancerogeni. Tra i 95 agenti cancerogeni certi per l'uomo classificati dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) 44 sono cancerogeni professionali. Ciò significa che ogni 100 tumori al polmone, almeno 30 sono di origine professionale, così come lo sono molti tumori alla vescica, alla laringe ed al colon».

Fa due conti Roberto Chelucci: «in provincia di Pisa, nel 2009, sono morti per tumore 1.219 persone. «Se anche applicassimo una stima 'prudente' – peraltro condivisa dallo stesso Inail e secondo cui in cinque casi su cento il cancro sarebbe di origine professionale - avremmo che 61 di questi uomini o donne si sono ammalate perché sono venute in contatto, nel luogo in cui hanno lavorato,con agenti cancerogeni. Perché invece i casi riconosciuti da Inail sono appena 9?».

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