Giovedì, 15 Novembre, 2012

Comunicato di Gianluca Federici, Segretario Generale della Cisl di Pisa, al Convegno tenutosi sabato 10 Novembre.

La mafia, la camorra, l’ndrangheta hanno un problema: quello di investire il denaro ottenuto grazie ad attività illecite. Per riciclare quel denaro usano mille espedienti.

Uno tra i tanti: si propongono  come benefattori di imprenditori, in difficoltà oggi più di sempre. Aiutando anche solo una volta quel titolare d’azienda – onorando per lui un mutuo, una rata d’affitto dei capannoni, una bolletta di energia elettrica – lo rendono riconoscente, amico, compare.

Le mafie non sono interessate solo all’imprenditore, ma anche alla rete di relazioni – commercialisti, funzionari di pubbliche amministrazioni, amministratori pubblici – grazie ai quali fino ad oggi quel titolare d’azienda ha lavorato.

Nessuno può ritenersi immune dal pericolo di contagio. L’idea di una mafia o una ‘ndrangheta capace di muoversi solo nelle regioni di origine, è ormai superata: lo testimoniano gli arresti di manovalanza mafiosa, commercialisti, tecnici, politici ordinati nel recente passato in Lombardia, Piemonte, Liguria.

Sono grato al Procuratore Aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Michele Prestipino, che lo scorso sabato è salito a Pisa per raccontarci come si muove la malavita organizzata, in occasione del convegno ‘il contagio e l’antidoto’ da noi organizzato insieme al centro studi contro le mafie ‘progetto San Francesco’.

Sono grato all’Arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, che – facendo riferimento a Benedetto XVI – ha ricordato come sia forse inutile parlare di cultura della legalità senza prima chiarirci le idee su quali siano i valori cui noi tutti facciamo riferimento.

Il sindacato può essere la prima vittima di una azienda collusa con la criminalità organizzata: il suo ruolo può essere svuotato e ridursi a semplice collezionatore di tessere.

Ma è altresì vero che il sindacato può divenire sentinella della legalità, lavorando gomito a gomito con amministrazioni pubbliche e forze dell’ordine, per segnalare anomalie, criticità, sospetti.

Può formare i suoi delegati ed i lavoratori, aiutandoli a leggere i campanelli di allarme di un’azienda i cui titolari cambiano pelle, modo di gestione, rapporto con i dipendenti.

La Cisl di Pisa ha aderito dallo scorso giugno al centro studi contro le mafie ‘progetto San Francesco’. E fa sua una proposta: destinare il 35% dei soldi confiscati alle mafie alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese in difficoltà. Creando una rete di microcredito sociale. Una proposta contenuta in una petizione che intendiamo lanciare in tutte le aree della provincia.

Progetto Giovani

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