Giovedì, 16 Febbraio, 2012

«Primum vivere, deinde philosophari». Gianfranco Francese, segretario provinciale della Cgil, cita Aristotele per spiegare lo stato delle casse comunali. Lui, e gli altri leader dei sindacati confederali, Gianluca Federici (Cisl) e Renzo Rossi (Uil) si rendono conto che i trasferimenti agli enti locali sono destinati, ancora per il futuro, a ridursi. Di fronte a questa prospettiva, come si fa in ogni oculata famiglia, «occorre che i governi cittadini individuino alcune priorità e, investano, intanto, in quelle» per dirla con le parole di Gianluca Federici.Con questo spirito le confederazioni e le federazioni dei pensionati di Cgil, Cisl ed Uil (in tutto danno voce a circa ottamila uomini e donne in provincia di Pisa) hanno messo nero su bianco una sorta di agenda delle priorità, sottoposta, fino ad oggi, a 15 dei 39 comuni della provincia ed alle unioni comunali della Valdera e del Valdarno. Tutti impegnati, da qui al prossimo giugno, nella stesura dei bilanci di previsione per il 2012 (il capoluogo è l’unico ad averlo già approvato).

Un pamphlet di nove pagine presentato ieri mattina ai giornalisti e riassunte da Domenico Contino della segreteria Cgil. Due le richieste principali: ottimizzare le risorse per aiutare gli ultimi tra i più deboli. Alimentando il fondo di integrazione all’affitto – perché le risorse statali destinati a questa voce si stanno sempre più assottigliando. Aiutando le famiglie che si fanno carico, a casa, degli anziani non più in grado di muoversi da soli – perché il fondo per la non autosufficienza, partorito dal governo Prodi, è stato eliminato.

Dalla base anche una richiesta al Governo che, in questi giorni, in dialogo con sindacati ed industriali, sta mettendo mano ad una riforma del lavoro: «mantenete lo strumento della cassa integrazione, non solo la ordinaria, ma anche la cassa in deroga» l’appello di Renzo Rossi. In questi anni di crisi nera, senza questo ammortizzatore sociale molte famiglie sarebbero cadute nella fascia di povertà estrema.

Ma le risorse per tutto questo da dove dovrebbero arrivare? In primis dalla lotta alla evasione: i comuni che riescono a scoprire i furbetti, da quest’anno, possono introitare non più il 33%, ma il 100% del denaro recuperato. Ma per far questo dovranno dotarsi, prima, di un consiglio tributario.

E poi dalla lotta agli sprechi. O quantomeno dalla riduzione delle spese non fondamentali. Primum vivere, appunto, deinde philosophari.

I sindacati esprimono un sogno: che gli enti locali non ritocchino l’addizionale Irpef. E se proprio sono costretti a farlo, almeno introducano un criterio di equità: che sia progressiva, in base ai redditi percepiti e ai carichi familiari.

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