Giovedì, 19 Dicembre, 2019

Meno ispezioni, meno controlli, meno personale, di conseguenza più rischi per l'ambiente e per la salute del territorio. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Flp, lanciano l'allarme per Arpat, l'Agenzia regionale che garantisce la prevenzione e la tutela ambientale.

I sindacati chiedono un piano straordinario di assunzioni autorizzato e finanziato dalla Regione Toscana: < Non chiediamo aumenti salariali o migliori condizioni di lavoro, ma chiediamo alla politica di guardare lontano, di tutelare l'ambiente in cui viviamo, preservare la nostra salute e per fare questo è assolutamente necessario assumere decine e decine delle persone>. 

Il ragionamento dei sindacati: <La  Regione Toscana ha in ARPAT uno strumento potentissimo, non deve deteriorarlo bensì usarlo e rafforzarlo: dopo la legge adesso servono le risorse>, dicono le sigle sindacali  che per mesi sono stati in Stato di agitazione. <Senza risposte alle nostre richieste, la mobilitazione e la proteste continueranno e si accentueranno, fino al blocco degli straordinari perché i lavoratori sono stufi di coprire i buchi delle carenze di organico>.

I NUMERI

L'Agenzia nasce nel 1996 e nel 2009 raggiunge il numero massimo di oltre 800 lavoratori (tecnici della prevenzione, chimici, fisici, biologi, geologi, ingegneri, ecc.). Oggi tra comparto e dirigenza sono poco più di 650 sparsi in 15 sedi di lavoro, 12 dipartimenti, 3 aree vaste con il compito di tutelare tutto il bellissimo e variegato ambiente toscano. Quasi 150 persone in meno in dieci anni si fanno sentire e non è possibile chiedere ad ARPAT di fare quello che faceva prima e soprattutto di farlo con la stessa qualità ed attenzione. Negli ultimi 5 anni le ispezioni si sono ridotte del  30% - da quasi 4.900 del 2013 a poco più di 3.300 nel 2018. In calo del  20% i  pareri emessi (da 5mila circa del 2014 a meno di 3.600 del 2018). In mezzo a questi numeri già particolarmente drammatici, spiccano quelli per settori e matrici di particolare rilevanza: le ispezioni sulle grandi opere toscane (TAV, Variante di Valico, Terza corsia, Fano-Grosseto e altre), sono passate da 70 a 27 (-60%); i pareri per le VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale) e le VAS (Valutazione Ambientale Strategica) da 551 a 416 (-25%); le ispezioni nelle aree sottoposte a bonifica sono calati da 700 a 420 (-40%); i controlli negli impianti di gestione rifiuti, settore particolarmente delicato, si sono ridotti di oltre il 40% (da circa 570 a 327); i controlli su rumore e campi elettromagnetici (elettrodotti, stazioni radio base e impianti radio-TV) si sono ridotti di oltre il 30%; il controllo delle emissioni in atmosfera (impianti industriali e altro) da parte degli operatori di ARPAT si è ridotto di quasi il 45%; i controlli agli scarichi idrici e le ispezioni ai depuratori sono diminuiti, rispettivamente, del 26% e 44%.

Risalendo più indietro, la diminuzione è ancora più evidente: nel 2005 sono state fatte poco più di 1 milione di analisi di laboratorio (acqua, suolo, rifiuti ed aria), nel 2010 erano 741.897 e nel 2018 sono state solo 516.963, quasi la metà. Al contempo le richieste da parte dei cittadini e di altri enti, come gli interventi in emergenza, e l'attività con le Procure sono aumentate circa del 30%, a testimonianza di una minor efficacia delle attività di prevenzione.

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